Questo Blog ha ricevuto 9 voti, 26412 visiteAshoka's corner - Notizie (mai) viste
Attualità
“nelle scuole di giornalismo americano degli inizi del secolo scorso, le prime scuole di giornalismo, si diceva che per fare il giornalista bastano 3 cose: una matita (allora non c'era la penna nè ovviamente il computer), un pezzo di carta e una dose forte di scetticismo”
Che fine ha fatto quella “forte dose di scetticismo” necessaria per svolgere il compito di gatekeeper della società?
Poiché il feed RSS automatico del blog non sembra funzionare, potete provare questo.
Articoli
Secondo la definizione che viene data da Wikipedia “il liberismo è una teoria economica, filosofica e politica che prevede la libera iniziativa e il libero commercio (abolizione dei dazi) mentre l'intervento dello Stato nell'economia si limita al massimo alla costruzione di adeguate infrastrutture (strade, ferrovie ecc.) che possano favorire il commercio”.
Inoltre la dottrina liberista afferma che “la tendenza del mercato (la mano invisibile) è di evolvere spontaneamente verso la struttura più efficiente possibile” e sostiene che il “sistema-mercato non è una nazione chiusa in un’economia protezionistica (o al limite autarchica), ma un’economia aperta e globalizzata”
In soldoni si afferma che lo Stato deve limitarsi ad amministrare la giustizia in modo equo (la legge deve essere veramente “uguale per tutti”), garantire i diritti di proprietà (es. spetta ai Valsusini decidere se far passare
Se uno chiedesse chi rappresenta il pensiero liberista in Italia, vi sarebbe un discreto consenso nell’individuare in Berlusconi e nel suo partito i paladini del libero commercio e della globalizzazione. E’ questo che ci attende nei prossimi cinque anni?
Alitalia, Berlusconi minaccia l'Ue
"Può anche comprarla lo Stato"
ROMA - "Noi andiamo avanti con la compagine di azionisti, l'ho fatto in rispetto alla Ue. Ma attenzione, se si mettono a zignare (neologismo inventato dallo stesso Cavaliere: sta per "rompere le scatole", ndr) potremmo prendere una decisione per cui Alitalia potrebbe essere acquistata dallo Stato, dalle Ferrovie dello Stato. E' una minaccia, non una decisione". Lo ha detto, a proposito della vicenda di Alitalia, Silvio Berlusconi, conversando con i giornalisti alla Camera.
"Minaccia" a cui
Un’interpretazione piuttosto originale della dottrina liberista. E per quanto riguarda la globalizzazione, intesa come libertà di commercio ed assenza di dazi e protezionismo? Ci illumina sulla questione il futuro Ministro dell’Economia , Giulio Tremonti.
Tremonti: ''Un accordo globale per scongiurare la crisi''
Roma, 3 apr. (Ign) - Un nuovo accordo globale come quello del
Nel suo ultimo libro 'La paura e la speranza' (ed. Mondadori), scritto nell'autunno del 2007, ''prima della campagna elettorale e prima - tiene a sottolineare Tremonti in un colloquio con Ign, testata on line del gruppo Adnkronos - dell’evidenza della crisi economico-finanziaria in atto, a partire dall’America, nel mondo'', l'ex ministro dell'Economia punta il dito contro alcuni aspetti della globalizazzione che avrebbero prodotto una crisi strutturale del sistema.
Il vicepresidente di Forza Italia critica soprattutto ''un eccesso di mercatismo che - spiega - è la caricatura del liberalismo. Il liberalismo è un’ideologia nella quale mi riconosco pienamente, che non riduce tutta l’esistenza, tutta la vita nell’economia. Nessun liberale vero ha mai detto - ricorda - che l’economia è tutto, fa tutto, sa tutto. Ma è vero che negli ultimi 10 anni, cadute le altre ideologie, si è affermata questa ideologia economicistica e cioè il mercatismo. Il mercato provvede a tutto e lo fa, ovviamente, sempre in positivo, mai in negativo. In realtà non è mai stato così, non è così e non sarà così. La vita è qualcosa di più complesso più ricco del mercato''.
Dunque secondo Tremonti ''non abbiamo più una soluzione esclusiva nei valori secondi che sono quelli dell’economia'', ma dobbiamo cercare ''una soluzione per uscire dalla crisi nei valori primi che sono i valori dell’etica, della politica, dei grandi principi, della tradizione, della famiglia dei valori nell’insieme''.
Dietro la propaganda farcita di termini come “valori dell’etica” o “grandi principi” (dal vicepresidente di Forza Italia!!) si nasconde quello che è il vero pensiero di Tremonti, ovvero che l’economia deve essere gestita e governata in modo centralizzata da un ente sopranazionale, una specie di governo mondiale dell’economia (un WTO con più poteri).
E se questi erano i liberisti da votare per scongiurare il pericolo comunista…
Leggi i commenti (0)
Lo scorso mese il Ministro degli Esteri svizzero, Micheline Calmy-Rey, ha visitato l’Iran ed ha firmato un contratto di fornitura di gas naturale con il presidente Ahmadinejad. La reazione non si è fatta attendere:
Il ministro israeliano degli affari esteri ha "deplorato" la visita ed ha convocato l'ambasciatore svizzero a Tel-Aviv Walter Haffner. Durante l’incontro il direttore generale aggiunto del ministero per l'Europa occidentale, Rafi Barak, ha dichiarato ad Haffner che lo stato ebraico considera la visita a Teheran come "un atto ostile nei confronti di Israele" ed ha aggiunto che "non è il buon momento per fare affari con l'Iran", visto che il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha imposto il 3 marzo sanzioni nei confronti della repubblica islamica e dato che
Ma.... sorpresa sorpresa…
Israel's Tehran connection
Se vi siete mai chiesti quale sia la definizione di ipocrisia troverete risposta proprio qui.
Lo scorso mese il Ministro degli Esteri svizzero ha visitato l’Iran e, insieme al presidente Ahmadinejad, ha presenziato alla firma di un contratto multimilionario per cui l’Iran, nei prossimi 25 anni, fornirà grandi quantità di gas naturale alla Svizzera.
Il Dipartimento di Stato degli Usa ha immediatamente condannato l’accordo ed ha dichiarato di voler indagare se questo contratto viola l’Iran Sanctions Act. Anche Israele si è lamentata, descrivendo la visita a Teheran del Ministro svizzero come “un atto ostile contro Israele”. Molte associazioni ebraiche, tra cui il World Jewish Congress, si sono unite alla protesta.
La giustificata indignazione era totalmente prevedibile ma anche un poco più che strana. Il 30 Marzo, infatti, il giornale svizzero Sonntag ha contrattaccato rivelando che Israele, mentre porta avanti un embargo totale di tutto ciò che è iraniano, in realtà sta comprando petrolio iraniano da anni.
La notizia è in tedesco ma il giornalista israeliano Shraga Elam mi ha fornito una traduzione che riportero qui:
“Israele importa petrolio iraniano su larga scala anche se ogni contatto con l’Iran e l’acquisto dei suoi prodotti sono ufficialmente boicottati da Israele. Israele aggira il boicottaggio facendo transitare il petrolio dall’Europa. Un’affidabile newsletter israeliana sull’energia, EnergiaNews, la scorsa settimana [18 Marzo] ha riportato che…
“EnergiaNews ha scoperto il commercio con l’Iran da fonti con legami con il management delle Israeli Oil Refineries Ltd… Secondo quanto riporta EnergiaNews il petrolio iraniano è preferito per la sua qualità che è migliore di altre varietà di petrolio grezzo.
“Il rapporto dell’editore di EnergiaNews Moshe Shalev afferma che il petrolio iraniano raggiunge svariati porti europei, principalmente Rotterdam. Qui viene comprato dagli Israeliani e vengono fornite le necessarie polizze di carico. Quindi il petrolio viene trasportato ad Haifa in Israele. L’importatore è
L’EAPC fu fondata nel 1968 come una compagnia Israelo-Iraniana per trasportare il petrolio dall’Iran all’Europa. Dopo la caduta dello Shah, l’Iran ha cessato di ogni ruolo attivo negli affari e ci sono ancora dispute legali in corso tra i due partner.
Il rapporto svizzero continuava:
“Non è chiaro se gli esportatori iraniani sono al corrente del fatto che sia Israele a comprare il loro petrolio. Ma dall’altra parte, i compratori israeliani ed i funzionari governativi sanno bene da dove arriva il petrolio di alta qualità ed anche che questo avviene in spudorata violazione del boicottaggio. L’articolo di EnergiaNews è anche passato attraverso la censura israeliana, che ha richiesto solo alcune modifiche al testo. Il fatto che il rapporto sia passato attraverso la censura aumenta la credibilità dell’informazione. Nel passato la pubblicazione di rapporti come questo veniva proibita.
“Alle domande di Sonntag, un esperto energetico di una delle principali testate israeliane ha confermato il rapporto di EnergiaNews: da molti anni Israele sta importando petrolio iraniano. L’esperto ha precisato, però, che questi acquisti vengono fatti sul mercato e non direttamente dall’Iran.”
Sonntag ha citato un portavoce delle Oil Refinieries Ltd che ha negato che la sua compagnia importi o raffini petrolio iraniano. Tuttavia Sonntag ha citato un rapporto del giornale Haaretz dello scorso Ottobre nel quale si affermava che una compagnia energetica israeliana chiamata Paz avrebbe raffinato petrolio iraniano e l’avrebbe fornito all’Autorità Palestinese dall’inizio di quest’anno.
Tutto questo fa sorgere una domanda: Se l’Iran, come Bibi Netanyahu sostiene, è una minaccia per l’esistenza di Israele, perché il governo permette un simile commercio? Israele chiede agli Stati Uniti di attaccare il programma nucleare iraniano e provocare un potenziale conflitto di portata regionale mentre non riesce a trattenersi dall’acquistare petrolio iraniano di alta qualità? Se gli Israeliani fossero terrorizzati dalla “bomba” iraniana e dall’arci-antisemita Ahmadinejad, non vorrebbero commerciare con un tale nemico.
Quando un boicottaggio non è tale? Evidentemente quando gli interessi nudi e crudi della tua economia portano ad aggirarlo. Ma dovremmo chiederci allora: se Israele onora il suo auto-proclamato boicottaggio dell’Iran, perché il resto del mondo dovrebbe onorare il suo boicottaggio di Hamas e di Gaza? Se Israele non onora il suo boicottaggio perché i membri del Congresso dovrebbero votare d’accordo con l’AIPAC quando propone misure che Israele onora soltanto all’apparenza?
E’ interessante notare che da una discussione (in ebraico) sul sito di Kedma che Israele non definisce formalmente l’Iran come “una nazione nemica” e quindi formalmente un tale commercio è permesso. Ironicamente anche l’Iran sta boicottando Israele e quindi sta violando le proprie misure a riguardo. In più gli stessi commentatori notano che la scorsa settimana Israele ha lasciato cadere i tentativi di iniziare un processo diplomatico con
Leggi i commenti (0)
La politica italiana… descritta dal Financial Times…
....gli stessi discorsi che si possono leggere su “certi blog qualunquisti che fanno antipolitica”
Sotto un vestito nuovo di zecca si nasconde la vecchia guardia
di Guy Dinmore
Il pubblico è annoiato, ostile e ti serve la sua attenzione. Cosa puoi dargli? Quando si tratta di una elezione italiana ed il tuo partito ti vuole attirare con candidati capaci di portare voti, la risposta è “tutto quello che dà l’illusione di una scelta”… mantenendo lo status quo.
Per le elezioni del prossimo mese i partiti principali offrono una scelta di facce nuove – controverse, seducenti, eroiche, di successo ed anche, controintuitivamente, persone senza alcuna esperienza e non di successo – basta che attirino l’attenzione. Perché se riesci a far concentrare i votanti sulle facce nuove, questi non porteranno attenzione a quelle vecchie.
C’è il vecchio fascista, il giovane principe, l’operatore del call-center, il barone di una dinastia della moda, lo zingaro dei Balcani, il sopravvissuto all’incendio di un’acciaieria, l’ex generale, la bella figlia di un defunto attore. C’è anche la novantaseienne Giuditta Cavenaghi, che preferirebbe essere in un’isola deserta con Paul Newman piuttosto che con il Presidente italiano.
L’Italia ha già avuto parlamentari grotteschi – ricordate la porno star Cucciolina, eletta nel 1987 – ma il nuovo sistema elettorale introdotto da Silvio Berlusconi, allora Primo Ministro, nel
Sono i leader a scegliere le liste, in modo assolutamente non trasparente. Berlusconi, il leader dell’opposizione di centrodestra e Walter Veltroni, il candidato del Partito Democratico di centrosinistra al governo, non sono riusciti a mettersi d’accordo lo scorso anno su come realizzare una riforma elettorale. Berlusconi, che è davanti nei sondaggi, voleva che le liste rimanessero. Entrambi hanno da allora sfruttato tutti i mezzi in loro possesso per modellare il Parlamento come volevano.
Nascosta dietro una cortina fumogena di novità c’è infatti la stessa vecchia “casta” di politici, alcuni pregiudicati, altri con passati oscuri e legati alla Mafia. Berlusconi ha avuto la faccia tosta di attaccare il suo rivale perché gli avrebbe copiato il programma. “Questi candidati sono come il bikini,” ha dichiarato il 71enne magnate delle televisioni, “che lascia scoperto molto, ma che copre le parti essenziali”. La sinistra ha attaccato Berlusconi criticando la scelta di Giuseppe Ciarrapico, un 74enne editore che si proclama fascista, per correre nello stesso partito in cui è candidata anche Fiamma Nirenstein, la scrittrice ebrea e pro-Israele.
Scrivere le liste di candidati significa anche distribuire favori clientelari. Il partito di Berlusconi, il Popolo delle Libertà, si mostra favorevole a riforme liberali che aprono al mercato. Tuttavia uno dei suoi candidati a Roma è il capo dell’associazione dei tassisti il quale da una parte è contro Veltroni ma dall’altra è famoso per le pratiche protezioniste. Allo stesso modo Veltroni ha candidato Massimo Calearo, un industriale del nord che non è proprio rinomato per aver favorito i diritti dei lavoratori.
Le liste sono anche utili per tirarsi fuori d’impiccio. Confrontato in uno show televisivo da una donna che si lamentava di non potersi permettere di metter su famiglia, Berlusconi le ha suggerito per scherzo di sposare qualcuno ricco come suo figlio. Mentre l’Italia reagiva in ugual misura tra ilarità e sdegno, il suo partito ha poi offerto alla 24enne Perla Pavoncello un posto nelle liste per le elezioni amministrative a Roma. Lei ha rifiutato ma ha dichiarato che probabilmente voterà per lui.
Lists can also get you out of a hot spot. Confronted on a television show by a woman who complained she could not afford to have a family, Mr Berlusconi joked that she should marry someone rich like his son. While
Leggi i commenti (0)
Alla fine della seconda parte dicevo che secondo
Come intervengono le banche centrali nell’economia? Utilizzando tre strumenti:
- operazioni di mercato aperto:
- tasso ufficiale di riferimento:
- riserva legale:
Durante una politica monetaria espansiva
Inizia la festa del credito facile.
Ad esempio
La reazione dei consumatori
Nella puntata precedente abbiamo visto come il tasso di interesse naturale è il rappresenta le preferenze temporali degli attori economici coinvolti ed ovviamente una valutazione del fattore di rischio.
Cosa succede quando il tasso di interesse viene fissato in modo artificialmente basso da un ente esterno?
Il tasso di interesse rappresenta anche il costo opportunità che riceviamo quando dobbiamo scegliere se consumare oggi oppure risparmiare e comprare in futuro. Un tasso di interesse basso rappresenta un incentivo al consumare oggi (gli interessi sul conto corrente sono bassi, i titoli “sicuri” rendono poco e così via) ed un netto disincentivo al risparmio.
Nel caso del mercato immobiliare vi è poi un fattore aggiuntivo da considerare: se grazie al credito a buon mercato la rata del mutuo per comprare la casa scende al di sotto degli affitti (come è accaduto per i mutui a tasso variabile) allora la tentazione di indebitarsi e comprare casa diventa molto forte.
In sintesi una politica monetaria espansiva cambia temporaneamente le preferenze temporali dei consumatori e le orienta verso un consumo anticipato, spesso finanziato attraverso il ricorso al credito:è il cosiddetto consumismo.
La reazione degli imprenditori
Il messaggio che gli imprenditori ricevono da un abbassamento del tasso di interesse è invece diametralmente opposto. Se aumenta il credito a disposizione, ragionano questi ultimi, questo sta a segnalare che i consumatori stanno risparmiando e che quindi saranno propensi ad aumentare i loro consumi in futuro: vi è quindi spazio per aumentare la produzione.
Inoltre un tasso di interesse basso fa diventare appetibile tutta una serie di investimenti che prima era considerata svantaggiosa. Immaginiamo che ci siano due categorie di imprenditori: quelli che conducono un’attività remunerativa (categoria A) e quelli che invece sono in perdita, vivono sul filo del rasoio oppure sono in cerca di fondi per avviare un’attività (categoria B)..
Quando il sistema bancario inizia ad espandere il credito accadono due cose:
- Nuove linee di credito diventano disponibili.
Gli imprenditori di categoria A sono certamente intenzionati ad espandere la loro attività ma avevano già un accesso privilegiato al credito bancario dal momento che la loro attività era solida e remunerativa. Ora però è disponibile del credito addizionale (non supportato da risparmi reali) e le banche sono disposte a finanziare anche i progetti degli imprenditori di categoria B. La cosa in sé non sarebbe un male (quando finanziata da risparmi reali) se non fosse che tra coloro i quali sono più incentivati a ricorrere al credito vi sono proprio i Ponzi borrowers di cui parlava Minsky, il cui “progetto di impresa” consiste solo nel comprare assets (es. case) e poi rivenderli dopo qualche mese, scommettendo sul fatto che il prezzo salirà..
- Basso tasso di interesse sui prestiti.
Se l’espansione del credito andava ad incidere sulla quantità di denaro disponibile, l’abbassamento del tasso di interesse da pagare sui prestiti va a definire la qualità dell’investimento. Quando gli interessi da pagare sono bassi ecco agli occhi dell’imprenditore diventa potenzialmente profittevole tutta una serie di investimenti che prima era stata scartata in quanto altamente rischiosa e poco remunerativa.
In sintesi non solo viene espanso il credito oltre i limiti del risparmio reale (overinvestment) ma esso viene anche indirizzato verso attività speculative e rischiose, che hanno scarse possibilità di successo (malinvestment). Vengono avviate nuove attività in pompa magna, le aziende si espandono senza che ciò sia dettato da una reale prospettiva di guadagno e possiamo assistere a scalate miliardarie fondate sui debiti (ricordate Telecom Italia?).
I dati macroeconomici, però, sembrano inizialmente confermare l’ottimismo: i consumi aumentano (con l’indebitamento però!), nuovi posti di lavoro vengono creati (in settori non remunerativi!) ed i mercati finanziari salgono alle stelle.
Le banche ed i mercati finanziari
Le protagoniste assolute del boom sono indubbiamente le banche: sono loro a ricevere a costo irrisorio la nuova moneta creata dalla Banca Centrale, moltiplicandola poi attraverso il credito frazionario.
Ma perché le banche dovrebbero prestare questi soldi anche a soggetti, come nel caso dei mutui subprime, che difficilmente potranno ripagare il prestito?
Vale lo stesso discorso fatto per gli imprenditori. L’espansione del credito, infatti, permette il fiorire di tutta una serie di società finanziarie che hanno una minore abilità nel valutare i rischi e una propensione maggiore a premere sull’acceleratore, finché le cose vanno bene.
Vi è infatti la speranza, da parte degli intermediari creditizi, di sfruttare l’alta marea del boom e poi riuscire a passare “la patata bollente” nelle mani di altri (di solito i risparmiatori) all’ultimo momento (es. caso Parmalat) oppure di essere salvati dall’intervento della Banca Centrale..
Non sempre però le cose vanno come previsto.
Anche i mercati finanziari sembrano andar bene durante una fase di boom. I risparmiatori reali (quelli che riescono ancora a mettere da parte qualcosa a fine mese!) si trovano infatti in grande difficoltà: tenere i soldi fermi sul conto corrente significa incorrere in una sicura perdita di potere d’acquisto (a causa dell’inflazione) ed il basso tasso di interesse rende poco appetibili tutti quegli investimenti che in passato erano giudicati sicuri (avete mai sentito qualcuno lamentarsi di quando i bot rendevano il 15%?).
Una parte dei risparmiatori, durante la fase espansiva, vede che le borse salgono costantemente e decide di quindi comprare azioni, non per investire su di una azienda e partecipare dei suoi eventuali utili futuri (i dividendi) ma con la speranza di rivendere le azioni dopo qualche mese ad un prezzo maggiorato, realizzando così quindi un guadagno.
Gli altri, invece, si rivolgono alle banche e spesso finiscono per acquistare titoli di debito che queste ultimeavevano in portafoglio e di cui volevano sbarazzarsi: i casi Parmalat e Cirio ne sono un ottimo esempio.
In sintesi il risultato di una politica monetaria espansiva è quello di aumentare artificialmente i consumi, spingere gli imprenditori ad aumentare la produzione e dirottare il risparmio reale verso attività rischiose e fallimentari (malinvestment)
La festa è finita
Siamo giunti quindi al punto in cui
Rimane una domanda: se tutto andava così bene durante il boom speculativo per quale motivo
La risposta a questa domanda risiede nella sua premessa, che è falsa: non è vero infatti che tutto stava andando bene!
L’inseparabile compagna di viaggio di una politica monetaria espansiva è infatti l’inflazione. Bassi tassi di interesse significano infatti un aumento della quantità di moneta in circolazione (inflazione) ed il singolo dollaro (o euro) si trova a valere di meno oggi rispetto a ieri. La conseguenza è ovvia: aumentano i prezzi.
Il boom rappresenta, infatti, solo la prima fase del fenomeno inflattivo.
In questa fase i prezzi dei beni di consumo aumentano in maniera più contenuta rispetto alla quantità di moneta in circolazione: questo perché la nuova moneta viene inizialmente “investita” nei mercati finanziari ed in quello immobiliare (il mattone, si sa, non tradisce mai).
I prezzi di questi beni tendono a salire ma non vengono presi in considerazione nel paniere Istat e quindi non risultano come inflazione. La percezione è invece quella di una generale prosperità, di guadagni facili per tutti e di una crescita economica infinita.
Chiunque, dopotutto, può diventare ricco quando i mercati salgono: basta comprare azioni, aspettare qualche mese, e poi rivenderle. Più facile di così.
Poi, però, lo musica cambia.
I prezzi, anche dei beni di consumo, cominciano a salire in modo più marcato, i salari restano fermi e la gente fatica sempre di più ad arrivare a fine mese. La prosperità si rivela per quello che era realmente e cioè un’illusione.
Come diceva Tognazzi, ci troviamo ad “essere poveri, con tanti soldi in tasca”.
A questo punto due scenari sono possibili:
-
- Mettere fine alla festa e terminare la politica di credito facile, causando lo scoppio delle bolle speculative e dando inizio alla crisi.
La seconda alternativa è di gran lunga preferibile alla prima ed è ciò che hanno sempre fatto, fino ad oggi, le banche centrali. Usando le parole di un ex Governatore della Federal Reserve, William McChesney Martin, “Il ruolo di un buon banchiere centrale è portar via il carrello degli alcolici quando il party inizia a scaldarsi troppo”.
Quello che McChesney Martin non disse è che il carrello degli alcolici era stato introdotto proprio dalla Fed e che se alla fine si sono ubriacati tutti e sono stati male la responsabilità, in primo luogo, è sua.
Leggi i commenti (0)
Questo discorso di Robert Francis Kennedy sul Prodotto Interno Lordo, ripreso domenica sera da Report, ha più di 40 anni: ma quanto è attuale ancora oggi!
Traduzione
"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo. Il prodotto nazionale lordo comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il prodotto nazionale lordo mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende la distruzione delle sequoie e la morte della fauna nel Lago Superiore. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, e comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica.
Il prodotto nazionale lordo si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte nelle nostre città, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
E se il prodotto nazionale lordo comprende tutto questo, non calcola però molte altre cose. Non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. E' indifferente alla decenza del luogo di lavoro o alla sicurezza nelle nostre strade. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Il prodotto nazionale lordo non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani."
Robert Francis Kennedy
Leggi i commenti (1)
Prima di provare a rispondere alle domande lasciate in sospeso alla fine del primo articolo è necessario aprire una piccola parentesi.
Minsky ha affermato che è stata l'espansione creditizia avvenuta durante il periodo di stabilità ad aver creato la bolla speculativa che porterà alla crisi. Potremmo quindi essere tentati di affermare che un'espansione del credito porti sempre ad una crisi. Ma è davvero così?
Espansione del credito finanziata su risparmi reali
Contrariamente a quello che è il pensiero popolare, le fondamenta alla base del credito non sono costituite dal denaro ma dai beni e servizi che sono stati prodotti e risparmiati.
Vediamo un esempio.
Per semplicità immaginiamo di trovarci in un'economia che si basa sul baratto ed in cui non esiste il problema dello "scambio indiretto" (possiamo sempre e facilmente trovare qualcuno che accetta i nostri beni in cambio di ciò che cerchiamo) né quello della deperibilità delle merci.
Giorgio il pizzaiolo, durante la sua giornata lavorativa, è in grado di produrre dieci pizze. Di queste ne consuma una per sfamarsi mentre risparmia le altre nove. Sono proprio queste nove pizze risparmiate a consentire a Giorgio di entrare in possesso degli altri beni e servizi di cui ha bisogno: ad esempio può scambiare due pizze con Filippo il sarto in modo da ottenere una maglietta.
La pizza, risparmiata da Giorgio, è il mezzo di pagamento con cui entra in possesso della maglietta. Specularmente la maglietta risparmiata da Filippo è il mezzo di pagamento con cui il sarto entra in possesso delle due pizze.
Il risparmio è necessario per l'investimento
Proseguiamo ora nell'esempio ed immaginiamo che Giorgio progetti di ampliare il suo forno: dopo i lavori riuscirà aumenterà la sua produzione a 15 pizze ma, per farlo, deve smettere di lavorare per due giorni.
Abbiamo visto in precedenza che delle 10 pizze prodotte ne veniva consumata solo una mentre le nove restanti erano utilizzate per soddisfare gli altri bisogni di Giorgio (es. la maglietta).
La tabella dice, in sostanza, che le dieci pizze sono impiegate (consumo diretto o scambio) per soddisfare i bisogni della lista nell'ordine di priorità che è attribuito loro da Giorgio. Se vuole chiudere la pizzeria per due giorni ed ampliare il forno, Giorgio deve modificare le sue abitudini in modo da risparmiare in anticipo le pizze necessarie al suo sostentamento nei giorni in cui non potrà lavorare.
Ad esempio può rinunciare ad andare al pub per diciotto giorni (avevamo ipotizzato che le pizze non si deteriorassero) ed accumulare così quanto basta per far fronte ai due giorni di chiusura. E' esattamente ciò che facevamo da piccoli quando mettevamo le monete nel salvadanaio per poi spenderle e comprare il gioco che ci interessava.
Questo non è però l'unico modo in cui Giorgio può realizzare l'investimento.
Filippo potrebbe infatti prestargli i suoi risparmi (9 magliette) e permettergli di realizzare subito l'ampliamento del forno, a condizione di ricevere in cambio l'equivalente di 10 magliette a distanza di un mese.
La maglietta "extra" (il tasso di interesse) sta a rappresentare la preferenza temporale dei nostri due protagonisti (Giorgio preferisce ampliare il forno oggi piuttosto che tra diciotto giorni così come Filippo preferisce avere in magazzino le 9 magliette oggi rispetto a tra un mese) ed il fattore di rischio dell'investimento: non è detto, infatti, che Giorgio sia in grado di pagare le 10 magliette pattuite.
Già. Perché non sempre gli investimenti si realizzano.
Il pizzaiolo non ha infatti perfetta conoscenza del futuro e può solo fare delle ipotesi per cercare di calcolare il costo dell'ampliamento del forno ed i benefici che seguiranno. Non è detto che queste previsioni siano esatte oppure che qualche evento imprevisto non modifichi la situazione.
Una cosa è però certa: senza un risparmio reale a finanziarlo , l'investimento è destinato a fallire.
Se Giorgio, infatti, inizia i lavori dopo aver risparmiato solo cinque pizze non riuscirà a portare a termine l'ampliamento del forno e rischierà anche di avere dei seri problemi a riprendere la produzione di pizze con i lavori lasciati a metà.
Se rimuoviamo le ipotesi che avevamo fatto all'inizio (non deperibilità dei beni ed utilizzo del baratto) ed introduciamo il concetto di moneta non cambia nulla: quello che conta sono sempre i beni ed i risparmi reali mentre il denaro è solo il mezzo con cui vengono effettuati gli scambi ed accumulati i risparmi.
Fiat money, credito frazionario e l'instabilità finanziaria
La cosa cambia quando la moneta non è più "la merce più liquida utilizzata come mezzo di scambio" (es. l'oro) ma diventa moneta cartacea a corso legale (fiat money) stampata dallo Stato oppure da una Banca Centrale.
Chi ottiene per primo la nuova moneta la può infatti scambiare con dei beni reali ed attingere dalla riserva dei "risparmi reali" senza aver prodotto nulla, proprio come un falsario.
I veri produttori di ricchezza (i lavoratori) scoprono che con i loro risparmi possono comprare sempre meno beni finali rispetto a prima. Insomma ciò che avviene è un trasferimento di ricchezza reale verso i primi a ricevere la nuova moneta "creata dal nulla".
Questo meccanismo viene poi amplificato da ciò che viene chiamato "credito frazionario".
Immaginiamo che Giorgio abbia venduto tante pizze ed abbia messo da parte 100 euro, con l'idea di utilizzarli per ristrutturare la pizzeria. Non volendoli tenere in casa per paura dei ladri decide di depositarli alla Maurya Bank (avrebbe potuto tenerli sotto il materasso ma così si sente più sicuro).
Teniamo a mente che questi 100 euro sono frutto di un risparmio reale (derivano dalla vendita delle pizze).
Ora la Maurya Bank per legge può tenere nelle sue casse solo una riserva dei depositi dei suoi clienti per cui può prestare 50 euro a Giuseppe attingendo dal deposito di Giorgio. Il pizzaiolo non sa nulla di tutto questo e continua ad essere convinto di poter ritirare i suoi 100 euro come e quando vuole.
Quindi ora ci sono 150 euro che sono "coperti" però solo da 100 euro di risparmi reali.
Giuseppe ha chiesto il prestito per comprarsi un vestito nuovo ed infatti spende subito i 50 euro; cosa succede se Giorgio va a ritirare i suoi risparmi?
In passato la Maurya Bank sarebbe stata colpevole di truffa ed avrebbe seriamente rischiato la bancarotta ma oggi non è più così. Se ha bisogno di liquidi una banca può rivolgersi direttamente alla Banca Centrale e chiedere un prestito oppure venderle alcune delle sue attività finanziarie in cambio di denaro fresco.
Quando interviene la Banca Centrale ai telegiornali sentiamo parlare di "iniezioni di liquidità". Da dove provengono questi soldi? Direttamente dalle stampanti che li hanno creati dal nulla.
Secondo la scuola austriaca di economia è questo particolare sistema monetario e non il capitalismo in sé a creare l'instabilità di cui parla Minsky.
Nella terza parte dell'articolo vedremo come.
Leggi i commenti (2)
Mentre la bolla immobiliare negli Stati Uniti scoppiava e la crisi dei mutui subprime trascinava nel baratro le borse di tutto il mondo, è tornato alla ribalta il pensiero di un economista, Hyman Minsky, che aveva elaborato un'interessante teoria sull'instabilità innata delle economie capitaliste.
La tesi di Minsky è che l'economia capitalista tenda da sola a diventare instabile, specialmente durante i periodi di prosperità, finendo col generare delle bolle speculative destinate inevitabilmente a scoppiare ed a sfociare quindi in una crisi finanziaria.
La spiegazione suona più o meno così: quando le cose "vanno bene" per chi è impegnato nelle aree più remunerative dell'economia diventa molto appetibile indebitarsi. In sostanza più ci si indebita e si investe nel settore favorevole più si fanno soldi. Poiché l'economia sembra andar bene e le finanze dei debitori sembrano essere in buona salute, anche le banche sono meno restie a concedere prestiti.
Col passare del tempo i debiti si accumulano ed iniziano ad aumentare più dei profitti con i quali i debitori intendono ripagarli. Si arriva quindi ad un punto di non ritorno (Minsky moment) e si innesca la crisi.
Minsky fa distinzione tra tre tipologie di debitori:
- Il primo tipo sono gli hedge borrowers, ovvero coloro i quali sono in grado di ripagare sia il montante, sia gli interessi.
- La seconda categoria raggruppa gli speculative borrowers, cioè coloro i quali possono ripagare gli interessi ma che devono nuovamente indebitarsi per poter rimborsare il prestito originale.
- La terza categoria è infine quella dei Ponzi borrowers, cioè coloro i quali non possono né pagare gli interessi, né rimborsare il prestito ma fanno affidamento sul fatto che il prezzo degli asset che hanno acquistato continuerà a salire per poter rifinanziare il loro debito.
Durante un periodo di stabilità e crescita, secondo Minsky, le economie capitaliste tendono spontaneamente a muoversi da una situazione in cui vi è una maggioranza di hedge borrowers ad una dominata dalla finanza speculativa dei Ponzi borrowers, sino a giungere all'inevitabile collasso.
Il processo è aggravato dal fatto che le banche, durante il periodo di crescita, cercano di convincere gli investitori a comprare titoli di debito, magari offrendo prodotti finanziari dal nome accattivante o presentati come innovativi.
La ricerca del profitto "sempre più alto" e "ad ogni costo" dirige quindi i risparmi verso investimenti ad elevato rischio e poca sostanza, ma che offrono però un alto rendimento potenziale.
Quando cambiano le condizioni e viene rivelata la vera natura di questi "investimenti" la bolla speculativa scoppia e si genera la crisi.
Senza un intervento correttivo dall'alto, sempre secondo Minsky, la crisi può sfociare in un vero e proprio tracollo finanziario ed è quindi compito delle autorità politiche e monetarie intervenire regolamentando il mercato e fornendo liquidità al sistema bancario in modo che non collassi.
Minsky descrive perfettamente le crisi finanziarie degli ultimi anni: chi, leggendo queste righe, non ha riconosciuto il disastro dei bond argentini, delle obbligazioni Parmalat sino arrivare alla odierna crisi dei mutui subprime?
Nel lavoro di Minsky manca tuttavia una spiegazione del perché tutto questo avvenga. L'economista americano si limita a descrivere (in modo perfetto) il fenomeno ed a lanciare una generica accusa (non dimostrata) contro l'economia capitalista che lasciata a sé stessa produrrebbe da sola bolle speculative una dietro l'altra.
Ma perché infatti durante un periodo di stabilità si genera questa euforia speculativa e diventano tutti dei Ponzi borrowers?
Perché le banche diventano felicissime di prestare denaro anche a chi non può presentare nessuna garanzia?
Le autorità politiche e monetaria che dovrebbero salvare il capitalismo dalla crisi hanno forse avuto qualche responsabilità nel determinarla?
Fine prima parte
Leggi i commenti (0)
Ecco una collezione di filmati che mostrano le truppe americane in Iraq mentre "esportano la democrazia". Questa è la descrizione che accompagna il video, ospitato su Youtube.
Attenzione, il video è crudo ma a volte la verità è orribile.
Il video contiene scene sconvolgenti in cui le truppe americane scherniscono bambini iìIracheni, lanciano ordigni esplosivi mentre passano accanto a dei pastori col loro gregge ed anche la tristemente famosa scena di David Motari che getta un cucciolo giù da una scarpata.
Sullo sfondo i discorsi ipocriti del Presidente George W. Bush
Leggi i commenti (0)
Descrivere e commentare l'inferno che è stato scatenato a Gaza negli ultimi giorni è forse impossibile ma credo che questo articolo di Gideon Levy, editorialista del giornale israeliano Haaretz, possa farlo con grande efficacia.
Invito poi tutti a confrontare quanto scrive il giornalista israeliano e confrontarlo con quanto fanno ì corrispondenti nostrani, come Fiamma Nirenstein, per constatare le lievi differenze.
Il "contenimento" è un inganno e la "perseveranza" è vana
Anche ieri sera, dopo che l'IDF aveva ucciso circa 50 Palestinesi, almeno metà dei quali erano disarmati, incluso un buon numero di donne e bambini, Gerusalemme ha continuato a sostenere che "per ora non ci sarà nessuna operazione di terra su larga scala." E' incredibile: l'IDF penetra nel cuore di un affollato campo di rifugiati, compie atroci uccisioni su larga scala, con un orribile spargimento di sangue, ed Israele continua a seminare la bugia della reazione contenuta. Due giorni prima Israele aveva ucciso più Palestinesi di quanti sono stati uccisi dai razzi Qassam negli scorsi sette anni. Tra i morti c'erano quattro bambini ed un neonato. Il giorno successivo Israele ha ucciso altri cinque ragazzi.
E chi è la vittima? Israele. Chi sono i malvagi? I Palestinesi.
Il vittimismo non è una cosa nuova, così come non lo è l'autoinganno. La bugia di oggi: "il contenimento". Israele ha dimostrato di essersi "contenuta" di fronte ai razzi Qassam; questa affermazione continua a spronare i commentatori e gli esperti di sicurezza a chiedere con urgenza che si intraprenda l'anticipata "operazione su larga scala". Ma questa operazione è iniziata molto tempo fa. Ed ha raggiunto un suo picco ieri.
Anche il nostro tentativo disperato di avere la botte piena e la moglie ubriaca (è l'equivalente italiano di "have a cake and eat it" ndA), ovvero di dichiarare che non c'è nessuna "operazione su larga scala" in corso mentre l'IDF sta uccidendo dozzine di persone ogni giorno, non è niente di nuovo. Esiste sin dai tempi della "occupazione illuminata" e della "purezza delle armi" nonostante "l'operazione militare non fosse ancora iniziata" - tutti desideri impossibili.
Un anziano ministro a cui, la scorsa settimana, era stato domandato un parere sull'assedio di Gaza aveva replicato: "L'Occupazione di Gaza sarebbe meno morale". In questo modo, abbiamo ancora una volta costruito per noi un sistema di valori distorto e relativista, senza una moralità assoluta ma con due pesi e due misure. Dietro ogni azione dei nostri a Gaza, anche quelle terribili di questo weekend, si nasconde un'opzione ancora peggiore. Il fatto che non l'abbiamo ancora intrapresa ci aiuta a presentarci in una luce positiva, a vantarci di quanto sia alta la nostra moralità.
Negli scorsi due anni abbiamo ucciso quasi 900 abitanti di Gaza. Circa la metà di loro erano persone che non avevano preso parte ai combattimenti. Questo è il modo in cui funziona il contenimento. Mentre noi contiamo i razzi Qassam a Gaza stanno contando i morti. Presentare i fatti come se non fossimo ancora entrati a Gaza o "avessimo conciato Gaza per le feste" (resa di "beat the hell out of Gaza" ndA) significa ingannare. Sì, certo, è possibile fare di più.
Immaginate se i Palestinesi dovessero uccidere dozzine di Israeliani, incluse donne e bambini, in una settimana, come ha fatto l'IDF. Immaginate quale sarebbe il grido di protesta a livello internazionale e sarebbe giustificato. Solo davanti ai nostri occhi la nostra immagine può apparire indulgente e contenuta. Tutti questi discorsi riguardo una "operazione in larga scala" hanno un solo scopo: mostrare che possiamo essere ancora più violenti e crudeli.
Questa è una consolazione estremamente patetica. L'assedio, gli omicidi ed i raid di questo weekend sono già abbastanza terrificanti. La rivendicazione che, al contrario di loro, noi non intendiamo uccidere bambini e cittadini è anch'essa abusata ed ingannevole.
I mirini delle armi israeliane sono molto più sofisticati. Se i Palestinesi avessero elicotteri Apache e sofisticati droni come noi, possiamo assumere che sceglierebbero obiettivi strategici diversi dal parco di un ospedale ad Ashkelon o da un parcheggio a Sderot. Il razzo Qassam è l'arma del povero e del senza speranza.
Nel sud, sta avvenendo una guerra di logoramento tra i forti ed i deboli. Non sarà fermata con i mezzi militari. E' quindi sorprendente e deprimente ascoltare i cori unanimi dei residenti del Negev occidentale, sia chi abita in città, sia chi vive nei Kibbutz, le vittime dirette, pronunciarsi a favore degli inutili combattimenti dell'IDF. Come mai in tutto il sud non c'è una singola voce di dissenso che chiede un cambiamento di direzione? Come mai non c'è nessun gruppo di abitanti a Sderot, sì proprio loro tra tutti quanti, che protesta? Dimostrando nelle piazze delle città, non in favore di una dose maggiore della stessa medicina ma di un diverso, molto più promettente, approccio? Dopo tutto loro sono quelli che pagano il prezzo più alto e dovrebbero essere i primi a vedere ciò che chi vive nel centro del paese non può vedere, no?
Gli abitanti di Sderot ed ora anche di Ashkelon, devono guardare e vedere oltre il muro che dovrebbe proteggerli e che imprigiona i loro vicini. Per comprendere che fino a quando le cose andranno così male là, allo stesso modo per loro sarà dura. Fino a quando non parleremo con loro, nulla cambierà.
Proprio loro che sanno che ogni assassinio è seguito dall'allarme rosso dei razzi Qassam, dalla paura e dall'ansia, e che dozzine di assassini non hanno affatto migliorato le loro vite e che nemmeno i raid di oggi non lo faranno, dovrebbero essere i pionieri che portano al necessario cambiamento di strategia.
La possibilità che vi sia una operazione in larga scala è al suo massimo. Non ha mai aiutato sino ad ora e non lo farà mai. Né aiuteranno l'assedio, gli omicidi, i raid o i bombardamenti.
Forse qualcosa di buono potrà avere origine dal Sud e qualcuno laggiù inizierà a chiedere qualcosa di diverso?
Leggi i commenti (0)
Pagina: 1 2 3







