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RSS Come si genera una crisi finanziaria? (parte terza)

Alla fine della seconda parte dicevo che secondo la Scuola di Economia Austriaca sono le Banche Centrali a causare il ciclo economico manipolando i tassi di interesse. In particolare l’Austrian Theory of Business Cycle (ABCT) spiega come a seguito di una politica monetaria espansiva si generi una fase di boom e si creino le condizioni descritte da Minsky e che porteranno all’instabilità e quindi alla successiva crisi.

 

La Banca Centrale dà inizio alla festa

 

Come intervengono le banche centrali nell’economia? Utilizzando tre strumenti:

 

- operazioni di mercato aperto: la BC può decidere di aumentare la cosiddetta base monetaria acquistando titoli di debito (in via definitiva oppure con un contratto di riacquisto a termine) detenuti dalle banche commerciali. I titoli di debito sono essenzialmente titoli di Stato.

 

- tasso ufficiale di riferimento: la BC fissa il tasso di interesse con il quale presta denaro alle altre banche e determina, di fatto, anche i tassi di interesse praticati dalle banche ai loro clienti.

 

- riserva legale: la BC determina la riserva legale, ovvero la percentuale dei depositi che le banche devono tenere in cassa. In Europa è fissata nel 2%.

 

Durante una politica monetaria espansiva la Banca Centrale abbassa il tasso di riferimento ed è accomodante nel soddisfare le richieste di liquidità. La magica stampante della Banca Centrale fa gli straordinari per riuscire a sfornare tante nuove banconote da dare in prestito (ad un tasso di interesse molto basso) alle banche.

 

Inizia la festa del credito facile.

 

Ad esempio la Fed ha mantenuto un tasso di interesse prossimo all’1% per tre anni dopo il 2001

 

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La reazione dei consumatori

 

Nella puntata precedente abbiamo visto come il tasso di interesse naturale è il rappresenta le preferenze temporali degli attori economici coinvolti ed ovviamente una valutazione del fattore di rischio.

 

Cosa succede quando il tasso di interesse viene fissato in modo artificialmente basso da un ente esterno?

 

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Il tasso di interesse rappresenta anche il costo opportunità che riceviamo quando dobbiamo scegliere se consumare oggi oppure risparmiare e comprare in futuro. Un tasso di interesse basso rappresenta un incentivo al consumare oggi (gli interessi sul conto corrente sono bassi, i titoli “sicuri” rendono poco e così via) ed un netto disincentivo al risparmio.

 

Nel caso del mercato immobiliare vi è poi un fattore aggiuntivo da considerare: se grazie al credito a buon mercato la rata del mutuo per comprare la casa scende al di sotto degli affitti (come è accaduto per i mutui a tasso variabile) allora la tentazione di indebitarsi e comprare casa diventa molto forte.

 

In sintesi una politica monetaria espansiva cambia temporaneamente le preferenze temporali dei consumatori e le orienta verso un consumo anticipato, spesso finanziato attraverso il ricorso al credito:è il cosiddetto consumismo.

 

La reazione degli imprenditori

 

Il messaggio che gli imprenditori ricevono da un abbassamento del tasso di interesse è invece diametralmente opposto. Se aumenta il credito a disposizione, ragionano questi ultimi, questo sta a segnalare che i consumatori stanno risparmiando e che quindi saranno propensi ad aumentare i loro consumi in futuro: vi è quindi spazio per aumentare la produzione.

 

Inoltre un tasso di interesse basso fa diventare appetibile tutta una serie di investimenti che prima era considerata svantaggiosa. Immaginiamo che ci siano due categorie di imprenditori: quelli che conducono un’attività remunerativa (categoria A) e quelli che invece sono in perdita, vivono sul filo del rasoio oppure sono in cerca di fondi per avviare un’attività (categoria B)..

 

Quando il sistema bancario inizia ad espandere il credito accadono due cose:

 

- Nuove linee di credito diventano disponibili.

Gli imprenditori di categoria A sono certamente intenzionati ad espandere la loro attività ma avevano già un accesso privilegiato al credito bancario dal momento che la loro attività era solida e remunerativa. Ora però è disponibile del credito addizionale (non supportato da risparmi reali) e le banche sono disposte a finanziare anche i progetti degli imprenditori di categoria B. La cosa in sé non sarebbe un male (quando finanziata da risparmi reali) se non fosse che tra coloro i quali sono più incentivati a ricorrere al credito vi sono proprio  i Ponzi borrowers di cui parlava Minsky, il cui “progetto di impresa” consiste solo nel comprare assets (es. case) e poi rivenderli dopo qualche mese, scommettendo sul fatto che il prezzo salirà..

 

- Basso tasso di interesse sui prestiti.

Se l’espansione del credito andava ad incidere sulla quantità di denaro disponibile, l’abbassamento del tasso di interesse da pagare sui prestiti va a definire la qualità dell’investimento. Quando gli interessi da pagare sono bassi ecco agli occhi dell’imprenditore diventa potenzialmente profittevole tutta una serie di investimenti che prima era stata scartata in quanto altamente rischiosa e poco remunerativa.

 

In sintesi non solo viene espanso il credito oltre i limiti del risparmio reale (overinvestment) ma esso  viene anche indirizzato verso attività speculative e rischiose, che hanno scarse possibilità di successo (malinvestment). Vengono avviate nuove attività in pompa magna, le aziende si espandono senza che ciò sia dettato da una reale prospettiva di guadagno e possiamo assistere a scalate miliardarie fondate sui debiti (ricordate Telecom Italia?).

 

I dati macroeconomici, però, sembrano inizialmente confermare l’ottimismo: i consumi aumentano (con l’indebitamento però!), nuovi posti di lavoro vengono creati (in settori non remunerativi!) ed i mercati finanziari salgono alle stelle.

 

Le banche ed i mercati finanziari

 

Le protagoniste assolute del boom sono indubbiamente le banche: sono loro a ricevere a costo irrisorio la nuova moneta creata dalla Banca Centrale, moltiplicandola poi attraverso il credito frazionario.

 

Ma perché le banche dovrebbero prestare questi soldi anche a soggetti, come nel caso dei mutui subprime, che difficilmente potranno ripagare il prestito?

 

Vale lo stesso discorso fatto per gli imprenditori. L’espansione del credito, infatti, permette il fiorire di tutta una serie di società finanziarie che hanno una minore abilità nel valutare i rischi e una propensione maggiore a premere sull’acceleratore, finché le cose vanno bene.

 

Vi è infatti la speranza, da parte degli intermediari creditizi, di sfruttare l’alta marea del boom e poi riuscire a passare “la patata bollente” nelle mani di altri (di solito i risparmiatori) all’ultimo momento (es. caso Parmalat) oppure di essere salvati dall’intervento della Banca Centrale..

 

Non sempre però le cose vanno come previsto.

 

Anche i mercati finanziari sembrano andar bene durante una fase di boom. I risparmiatori reali (quelli che riescono ancora a mettere da parte qualcosa a fine mese!) si trovano infatti in grande difficoltà: tenere i soldi fermi sul conto corrente significa incorrere in una sicura perdita di potere d’acquisto (a causa dell’inflazione) ed il basso tasso di interesse rende poco appetibili tutti quegli investimenti che in passato erano giudicati sicuri (avete mai sentito qualcuno lamentarsi di quando i bot rendevano il 15%?).

 

Una parte dei risparmiatori, durante la fase espansiva, vede che le borse salgono costantemente e decide di quindi comprare azioni, non per  investire su di una azienda e partecipare dei suoi eventuali utili futuri (i dividendi) ma con la speranza di rivendere le azioni dopo qualche mese ad un prezzo maggiorato, realizzando così quindi un guadagno.

 

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Gli altri, invece, si rivolgono alle banche e spesso finiscono per acquistare titoli di debito che queste ultimeavevano in portafoglio e di cui volevano sbarazzarsi: i casi Parmalat e Cirio ne sono un ottimo esempio.

 

In sintesi il risultato di una politica monetaria espansiva è quello di aumentare artificialmente i consumi, spingere gli imprenditori ad aumentare la produzione e dirottare il risparmio reale verso attività rischiose e fallimentari (malinvestment)

 

La festa è finita

 

Siamo giunti quindi al punto in cui la Banca Centrale rialza il tasso di interesse, gli investimenti fallimentari si rivelano per quello che sono, la rata del mutuo diventa insostenibile per molte famiglie, i consumi crollano ed i mercati finanziari fanno lo stesso.

 

Rimane una domanda: se tutto andava così bene durante il boom speculativo per quale motivo la Banca Centrale non ha mantenuto i tassi di interesse bassi?

 

La risposta a questa domanda risiede nella sua premessa, che è falsa: non è vero infatti che tutto stava andando bene!

 

L’inseparabile compagna di viaggio di una politica monetaria espansiva è infatti l’inflazione. Bassi tassi di interesse significano infatti un aumento della quantità di moneta in circolazione (inflazione) ed il singolo dollaro (o euro) si trova a valere di meno oggi rispetto a ieri. La conseguenza è ovvia: aumentano i prezzi.

Il boom rappresenta, infatti, solo la prima fase del fenomeno inflattivo.

 

In questa fase i prezzi dei beni di consumo aumentano in maniera più contenuta rispetto alla quantità di moneta in circolazione: questo perché la nuova moneta viene inizialmente “investita” nei mercati finanziari ed in quello immobiliare (il mattone, si sa, non tradisce mai).

 

I prezzi di questi beni tendono a salire ma non vengono presi in considerazione nel paniere Istat e quindi non risultano come inflazione. La percezione è invece quella di una generale prosperità, di guadagni facili per tutti e di una crescita economica infinita.

 

Chiunque, dopotutto, può diventare ricco quando i mercati salgono: basta comprare azioni, aspettare qualche mese, e poi rivenderle. Più facile di così.

 

Poi, però, lo musica cambia.

 

I prezzi, anche dei beni di consumo, cominciano a salire in modo più marcato, i salari restano fermi e la gente fatica sempre di più ad arrivare a fine mese. La prosperità si rivela per quello che era realmente e cioè un’illusione.

 

Come diceva Tognazzi, ci troviamo ad “essere poveri, con tanti soldi in tasca”.

 

A questo punto due scenari sono possibili:

 

- La Banca Centrale può continuare ad inflazionare la moneta sempre più velocemente, facendo evolvere l’economia allo stadio di iperinflazione, come nella Weimar del ’23.

 

- Mettere fine alla festa e terminare la politica di credito facile, causando lo scoppio delle bolle speculative e dando inizio alla crisi.

 

La  seconda alternativa è di gran lunga preferibile alla prima ed è ciò che hanno sempre fatto, fino ad oggi, le banche centrali.  Usando le parole di un ex Governatore della Federal Reserve, William McChesney Martin, “Il ruolo di un buon banchiere centrale è portar via il carrello degli alcolici quando il party inizia a scaldarsi troppo”.

 

Quello che McChesney Martin non disse è che il carrello degli alcolici era stato introdotto proprio dalla Fed e che se alla fine si sono ubriacati tutti e sono stati male la responsabilità, in primo luogo, è sua.

 



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